Letti per voi – testi e letture utili per la formazione, lo sviluppo e la comunicazione
Le parole sono finestre. Oppure muri.
Questa affermazione, semplice e lapidaria, ci colpisce dalla copertina di un testo fondamentale per chi maneggia la materia complessa ed indistinta della comunicazione.
A pronunciarle è Marshall B. Rosenberg, filosofo, psicologo e formatore nel suo omonimo saggio pubblicato da Esserci Edizioni, con il sottotitolo “Introduzione alla comunicazione non violenta”, pubblicato per la prima volta nel 1998 ed ora in nuova edizione.
Mai come in questo tempo siamo disorientati davanti all’uso disinvolto della parola, che nella sfera privata e soprattutto in quella pubblica è divenuta strumento di offesa, di manipolazione, di esclusione. Nel mezzo di conflitti sanguinosi e disperati, la parola è un’arma in mano a chi (da uno scranno politico o da una poltrona televisiva) soffia sul fuoco della storia per alimentare e legittimare un clima sempre più intriso di violenza e di sopraffazione.
Nel nostro piccolo, anche noi rischiamo di adeguarci a questo assunto ogni volta che utilizziamo la parola per definire sbrigativamente un’appartenenza, sminuire il valore delle persone, svalutare la ricchezza della diversità, livellare le infinite sfaccettature della realtà in una medietà incolore, ridicolizzare il dissenso e premiare il conformismo, esaltare parossisticamente le nostre qualità e trascurare i bisogni degli altri. In altre parole, per costruire muri.
Qual è l’alternativa possibile?
C’è però un’alternativa, che sembra dare senso agli sforzi di chi come noi si ostina (nella propria attività di tutti i giorni) a perseguire una comunicazione più inclusiva ed empatica per il benessere nostro e altrui. E’ il modello della comunicazione non violenta (CNV) che da anni viene utilizzato in situazioni di mediazione e conflitto ispirando in chiave inclusiva le azioni delle parti. E’ la parola che apre finestre sul mondo e permette di svelare la ricchezza dell’altro, abbattendo confini spesso arbitrari.
Da anni aziende e consulenti si stanno interrogando sulle forme più rispettose per veicolare valori, innovazione, processi senza causare conflitti inutili nel corpo vivo delle organizzazioni; e lo fanno ad esempio investendo nel paradigma dell’Intelligenza Emotiva o nella ricerca del senso profondo dell’agire professionale o ancora immaginando modelli di Leadership Gentile o Riflessiva: tutte azioni, queste, che facilmente si possono alimentare attraverso un uso consapevole della CNV.
Comunicazione Non Violenta – CNV
Lo schema che regola la Comunicazione non violenta infatti è semplice e dirompente al tempo stesso:
- Osservazione (descrivi oggettivamente la realtà/il problema che vedi)
- Percezione (dimmi come ti fa sentire questa realtà)
- Bisogno (definisci di che cosa avresti bisogno per stare meglio)
- Richiesta (formula quello che chiedi a me e perché proprio a me)
Niente di rivoluzionario, dal punto di vista pragmatico, anzi quasi un’ovvietà nel panorama delle infinite possibilità offerte dallo spazio comunicativo; eppure, è uno schema che porta in sé il germe oggi tanto raro dell’empatia come riconoscimento del bisogno altrui, che può diffondersi fino a contaminare l’intreccio delle relazioni personali ed il discorso pubblico.
Un unico suggerimento: non commettete l’errore di liquidare la CNV con le categorie astratte e un po’ ideologiche del “buonismo” e di una indistinta ispirazione “mindful” perché non di questo si tratta, ma di un metodo efficace che traccia la strada verso il raggiungimento di obiettivi strategici personali e collettivi.
Il testo di Rosenberg è ricchissimo di esempi e esercizi, alcuni dei quali, proposti in tempi non sospetti, sono tristemente premonitori e chiarificatori dell’incomunicabilità dei mondi che si confrontano oggi, e ahimè della possibilità concreta di cambiare le cose in presenza di una volontà di ascolto sempre più rara.
Lo abbiamo letto e lo proponiamo qui perché: malgrado secoli di letteratura e umanesimo, non si riflette mai abbastanza sul potere della parola, salvifico o detonante che sia.